Rivelazioni Oscure

1. Il gruppo rientra a Kelmera per riferire al Löthe degli ultimi accadimenti, e per decidere la sorte di Jolim.

Allo scomparire del misterioso avversario, Jolim ritorna in se, assieme al resto del gruppo. Subissato dalle domande, Jolim non comprende di non saper dare una spiegazione del perché si trova lì o di cosa stia succedendo.

Iniziano gli attriti coi nani, per le due parole di Riis. Il gruppo, non riuscendo a decidere cosa fare con Jolim, decide di tornare a Groengraad. Qui i nani decidono di cambiare strada per tornare a Kelmera, visto che gli elfi sono molto più veloci di loro. Parlando coi minatori di Groengraad, il gruppo scopre che sono state aperte nuove e promettenti gallerie per lo scavo. Sempre nell'avamposto minerario viene avvistata Alisha, che però non vede il gruppo, né si cura di loro. Il gruppo procede quindi verso Kelmera e vi arriva senza ulteriori problemi.

Poi, ognuno va per la sua strada, tranne Riis, Kalis e Eirin, che si dirigono verso il palazzo dei due fratelli. Valis è tornato dalla capitale degli elfi, ed è entrato a far parte dell'ordine dei Cavalieri mistici. Riis fa un bilancio della sua vita e realizza di aver fatto ben poco, nonostante abbia rischiato molto. Valis si dedica alla lettura dell'antico tomo trovato nell'insediamento degli elfi e dei nani e scopre che non solo la loro lingua era una mescolanza, ma la cultura di questo popolo aveva come obiettivo quello di unire elfi e nani, attraverso dei leggendari artefatti: l'occhio di giada per donare la vista nell'oscurità agli elfi, la lingua per donare la magia ai nani, e la semisfera, il cui compito é andato perduto. Gli esperimenti andarono male e cambiarono le persone, poiché gli artefatti si mostrarono diversi da quello che erano. Un mago elfo, Arminas Kwa'lish diede vita al gigantesco costrutto magico conosciuto come Spezza-anime - che alcuni visionari fra i nani riconoscono come Morodin.

Il giorno dopo il gruppo si riunisce e dopo aver parlato brevemente con Jolim, decide di andare a parlare direttamente al Lothe dei gravi fatti accaduti recentemente.

2. I nostri si concedono una pausa riflessiva, finché il Löthe convoca il gruppo per investigare sulla scomparsa di alcuni chierici partiti alla ricerca della grotta remota in cui si dice sia stato avvistato il Santo dei Santi, Veon.

Portati in una anticamera da un attendente, il gruppo formato da Riis, Eirin e Valis, attende di ricevere udienza dal Löthe. Alcuni momenti dopo Hyrluind Tuljie li accoglie rudamente dal suo scranno di pietra riccamente ornato. Qui, dopo aver fatto sistemare ad un attendente gli appunti che stava visionando, cerca di capire che cosa è successo al suo fidato consigliere, Jolim Tuljie. L'elfo spiega l'accaduto, come il resto del gruppo, ma il Löthe non ne pare soddisfatto. Per questo fa chiamare Nylan, e dopo avergli ricordato il giuramento che ha fatto il tempio nei suoi confronti, fa narrare anche al chierico l'accaduto. Non pare scomporsi quando i presenti nominano l'essere mostruoso incontrato prima al Nord e poi nella città sommersa, ma dice che prenderà provvedimenti al riguardo. Il Löthe impone a Valis la consegna del libro trovato nella città sommersa, per scoprire ulteriori indizi sui misteriosi artefatti e sugli scopi della creatura mostruosa. Congedato il gruppo, il Lothe torna ai suoi doveri.

Non avendo altre opzioni che attendere, il gruppo si dedica ai propri affari. Eirin decide di vendere la sua abilità come arciere e, visto che Kelmera necessita di grande aiuto in questo periodo (si parla di scontri aperti tra Yuan-ti e Nani), entra a far parte dei riservisti di Kelmera, man mano che la città, nei quattro mesi successivi, diventa sempre consapevole di essere in una zona di frontiera, molto pericolosa ed instabile. La gilda dei maghi di Kelmera costruisce degli obelischi magici, alti circa 2 metri, in zone chiave di Kelmera. Valis decide di ristrutturare il palazzo che il Löthe ha a loro affidato, ed investendo tempo e denaro lo rende finalmente abitabile; ricevuta una piuma di Quall da parte dei Cavalieri Mistici, si reca per consegnare un messaggio fino a Karatos, la capitale dei nani: il viaggio è tranquillo e Valis, forte dei suoi incantesimi, evita gli scontri che gli si presentano. Riis assieme a Kalis, Nylan ed Elyewyn, decide di tornare al Nord per cercare di capire cosa è successo; riesce a farsi un buon nome ad Aldanen, ma non trova nessun nuovo indizio riguardo alla creatura; in compenso scopre che un dardo, probabilmente avvelenato, lo ha colpito, ma il suo possente fisico lo ha protetto; rientrato a Kelmera, scopre che il veleno non agisce direttamente, ma indebolisce il suo fisico nel confronto di altri veleni e per questo motivo deve fare grande attenzione a quello che beve e mangia. Elyewyn, tornato al nord, lo trova in una situazione instabile: la pace che garantiva Siltar ora non c'è più, e non si capisce chi abbia esattamente il potere. Si reca fino alla gilda dei maghi ad Annuminas per capire se possono fare qualcosa per lui, e gli dicono che nella capitale elfica c'è un mago esperto che potrebbe aiutarlo. Nylan, deciso a portare gli insegnamenti di Veon al nord, inizia a predicare e ha un discreto successo; alcuni elfi di Aldanen decidono di seguirlo fino a Kelmera. Il chierico, spinto dal successo compra a Kalis la sua quota della casa a loro donata e la affitta al culto di Veon del Nord. Kalis si reca con Elyewyn fino alla gilda dei maghi di Annuminas, alla ricerca di una soluzione al suo problema con gli arti, ma anche lì non hanno una soluzione ad esso.

Dopo quattro mesi il gruppo si ritrova, ma non c'è neppure un attimo di tregua, perché il Löthe li manda a chiamare: il tempio di Kelmera ha deciso di inviare una spedizione fino al luogo dove era stato trovato Veon, ma tale spedizione non è tornata indietro. Il Löthe vuole che sia fatta chiarezza in merito e manda il gruppo ad investigare, questa volta senza promettere alcuna ricompensa…

3. Il gruppo si inoltra nelle profondità di Crypto e raggiunge la grotta di Veon, che però è vuota. La grotta è stata teatro di una cruenta battaglia tra elfi e yuan-ti, a cui soltanto un cavaliere del Tempio, di nome Lothimas Gorgeh, è sopravvissuto.

Il gruppo si inoltra nelle profondità di Crypto sotto Kelmera.

Elyewyn trova delle tracce, dopo un giorno di viaggio, di creature non elfiche. Valis guida il gruppo, essendo già sceso in queste profondità, ma li guida dentro un burrone, che si svela essere la tana di un remorhaz, una pericolosa bestia magica, frutto di esperimenti arcani. La bestia durante il combattimento inghiotte Riis, che viene salvato all'ultimo istante da suo fratello Valis. Riprese le forze, il gruppo continua nel suo viaggio, ma si imbatte in una spada elfica: Riis fa per appropriarsene, ma scopre una trappola magica basata sull'acido: il gruppo pensa che sia l'unica, ma ve ne sono numerose attorno alla spada. Poco dopo il gruppo trova tre Yuan-ti morti e fatti a pezzi.

Dopo la trappola il gruppo continua il suo viaggio, fino ad arrivare nell'enorme salone dove qualche tempo prima ha incontrato lo spezza-anime: il salone è vuoto e conduce ad una grande caverna, con un laghetto ed una capanna vuota, dove era stato trovato un elfo che si faceva chiamare Veon. Attorno alla capanna si è svolta una sanguinosa battaglia tra elfi e yuan-ti, tutti morti. Vi è solo un sopravvissuto, un paladino di Veon di nome Lothimas, venuto dalla capitale elfica. Il paladino si preoccupa di capire chi è il gruppo e chi li manda e pare stupito nell'apprendenre che Valis e Riis sono della casata Talanear, perché si crede oramai estinta. Constatato che nessuno dei suoi compagni è rimasto in vita, narra quello che è successo: arrivati alla capanna di roccia l'hanno trovata vuota e subito dopo un gruppo di Yuan-ti li ha assaliti; lui è riuscito a sopravvivere a stento.

4. Accantonati i sospetti verso Lothimas Gorgeh, il gruppo raggiunge la città di Kelmera, che è in fiamme, assediata dagli yuan-ti.

Valis esamina i cadaveri degli yuan-ti e trova una verga magica; scopre anche che nella grotta persiste l'aura magica lasciata da un incantesimo molto potente, recitato forse addirittura qualche giorno prima.

Lothimas prende un porta-pergamene dal corpo di un chierico, poi raccoglie da terra una preziosa spada magica, Elyewyn lo nota, ed inizia a fargli delle domande sull'accaduto. Lothimas risponde in modo elusivo, ribadendo la sua versione dei fatti: nessuna traccia dell'elfo che si faceva chiamare Veon - la diffusione di questa "eresia" è dovuta proprio al gruppo dei nostri - poi una dura battaglia contro alcuni potenti maghi yuan-ti da cui soltanto egli è sopravvissuto; le motivazioni dei serpiformi sono ignote. Quando il ranger lo accusa di aver preso una spada ad un cadavere, Lothimas gli risponde che la spada è sua e che soltanto un paladino dell'ordine del Tempio può brandirla, mentre un miscredente come Elyewyn non riuscirebbe ad usarla meglio di un otyugh. Elyewyn non si fida del paladino ed inizia a seguire le orme degli yuan-ti: scopre che le tracce degli yuan-ti sono venute da una direzione diversa dalla loro ma che, apparentemente, nessuno yuan-ti ha lasciato la caverna; il ranger comunica il suo sospetto a Riis.

Nel frattempo, Lothimas, aiutato da Eirin e Valis, raccoglie i corpi degli elfi in una catasta e compie una procedura di cremazione fin troppo sbrigativa, raccomandando i defunti alla divina grazia di Veon. Elyewyn e Riis cercano di mettere Lothimas alle strette perché racconti loro come sono andate veramente le cose, ma il paladino, per nulla intimorito, non aggiunge nulla a quanto detto e spiega anzi di avere fretta di tornare a Kelmera e quindi in capitale per riferire l'accaduto al Sommo Sacerdote. Il gruppo intraprende il viaggio di ritorno senza troppe difficoltà, finché non scoppia un confronto acceso tra Elywyn ed Eirin: il primo, non convinto della lealtà di Lothimas, vuole conoscere la verità, il secondo non approva i metodi violenti del ranger; Riis prende le difese di Elyewyn, mentre Lothimas fa per andarsene, finché non interviene Valis, che chiede al gruppo di cessare le ostilità e proseguire. Dopo diverse incertezze, i nostri riprendono il cammino verso Kelmera.

Giunti a qualche chilometro dalla città, il gruppo ode grida lontane e rumore di battaglia; poi, una figura emerge dall'oscurità: è il loro amico Nylan, scosso e visibilmente ferito, appoggiato alla parete del tunnel. Il gruppo si riunisce per soccorrere l'amico e la propria città, che, a detta di Nylan, è stata attaccata da un grosso gruppo di yuan-ti; il giovane chierico spiega che gli yuan-ti si sono barricati dentro al Tempio e devono essere fermati!

La visione di Kelmera è desolante: dalla città si levano grida di terrore e fumo, mentre una nebbia sinistra occulta la luce rossastra del cuore di Veon.

5. Apertisi la strada in mezzo alla battaglia, i nostri fanno irruzione nel tempio di Kelmera, dove alcuni yuan-ti stanno compiendo un misterioso rituale sul frammento del cuore di Veon.

Valis guarda con preoccupazione verso la sua dimora, che fortunamente, trovandosi fuori mano, è ancora integra.

Il gruppo si avvicina alla gigantesca stalagmite che ospita l'insediamento di Kelmera, con prudenza e fermezza allo stesso tempo; costeggiata la caverna, viene raggiunta una stalagmite più piccola, che funge da torre di guardia, presso cui un gruppo di yuan-ti è in lotta con alcuni soldati di Kelmera: Valis scatena una tempesta di ghiaccio con un incantesimo, e si libera rapidamente dei serpiformi. Nylan rimane ad prendersi cura dei feriti, mentre gli altri proseguono. Prima di entrare nella stalagmite, Riis nota Lothimas avvicinarsi a Nylan per parlargli.

Altrettanto rapidamente, inizia la lunga ascesa verso il tempio di Kelmera. Lungo la strada si incontrano combattimenti, profughi e disertori; tra cui un giovane discepolo dell'accademia di magia, che spiega come i maghi siano disorientati dall'assenza immotivata della loro guida, l'arcimago Narveen. I fratelli Talanear aprono una via di fuga per Alhandra, la proprietaria del Calderone di Giada, che offre loro di prendere liberamente delle pozioni dal suo negozio, in cambio dell'aiuto ricevuto.

Finalmente il gruppo raggiunge il tempio. Le porte sono bloccate dall'interno. Riis si accanisce sulla porta con il suo spadone fiammeggiante, Valis scaglia un fulmine contro l'enorme portone di ferro che accede all'area pubblica del tempio, finché due figure emergono dalla rampa: si tratta del Löthe Hyrluind, accompagnato da Jolim. Il Löthe è ferito e infuriato; chiede al gruppo se hanno trovato Veon, ricevendo una risposta negativa. Finalmente, un ultimo colpo di spada abbatte la grande porta d'ingresso del tempio, sollevando un'immensa quantità di polvere.

La scena è raccappricciante: tutti i chierici di Kelmera giacciono a terra, mutilati, mentre il Gran Sacerdote è in ginocchio, inerme, la tunica imbrattata di sangue, la testa sorretta dagli artigli di una yuan-ti, che gli sta tagliando la gola. Il mostro si ferma all'arrivo dei nostri, che non esitano a tirargli contro un paio di frecce e qualche incantesimo, salvando temporaneamente il vecchio sacerdote. Assieme a questo purosangue si trovano anche due mezzosangue, che al posto degli arti inferiori il cui corpo termina in una lunga coda di serpente, che sostituisce gli arti inferiori; dietro di loro un mostro mai visto prima, che pare un enorme serpente dotato di braccia.

Nel frattempo, si nota nuovamente la nebbia scura che avvolge il cristallo di Veon, che Valis scopre essere parte di un rituale magico. Lo scontro ha inizio: Riis suona il suo corno magico, evocando dei guerrieri dalla parte del gruppo, poi si getta contro la yuan-ti femmina, ferendola gravemente; Eirin affronta un altro yuan-ti, ferendolo gravemente con le sue frecce, che viene poi ucciso da Hyrluind; Elyewyn si impegna in un duro testa a testa con l'altro mezzosangue; poi interviene l'abominio, che soggioga Riis con i suoi poteri mentali e gli intima di lasciar cadere la spada, poiché Kelmera è perduta e ben presto piomberà nell'oscurità!

6. Raggiunto il livello superiore del tempio, il gruppo si trova a fronteggiare un pericoloso avversario e una vecchia conoscenza.

Il combattimento volge a vantaggio dei nostri, e gli yuan-ti si ritirano dietro un incantesimo di oscurità; Elyewyn ed Eirin, grazie all'abilità con l'arco, riescono ad uccidere due nemici. Valis riesce a scoprire con un incantesimo l'oggetto che emana oscurità e lo getta nel pozzo di Kelmera, così che nel tempio torni a splendere la luce di Veon: dello yuan-ti abominio non c'è traccia. Elyewyn ed Eirin si mettono a discutere su come spartire il bottino, mentre Valis cerca la strada per raggiungere il livello superiore del tempio. I tre raggiungono finalmente la sommità del tempio, in cima alla gigantesca stalagmite che ospita Kelmera ed irrompono su un cortile esterno, in mezzo al quale brucia il cuore di Veon. Ad attenderli c'è l'abominio affiancato da un elfo in vesti di mago: si tratta dell'arcimago di Kelmera, Narveen, impegnato nella recitazione di un rituale.

Valis lancia dei dardi magici contro Narveen, facendogli cadere di mano una pergamena e rompendo la sua concentrazione. Elyewyn ed Eirin affrontano l'abominio, riducendolo in fin di vita; Elyewyn cade sotto la capacità soprannaturale di suggestione del mostro, che prima di venire ucciso da Valis, trasforma il corpo di Eirin in quello di una larva di soma. Valis si prepara quindi ad affrontare Narveen, che nel frattempo recita delle parole arcane per poi svanire nel nulla.

7. L'arcimago di Kelmera, controllato mentalmente, riacquista coscienza di sé e rivela che gli yuan-ti hanno cercato di disgregare la forza magica del cuore di Veon. I nostri si trovano a dover riorganizzare le forze, e il Löthe chiede loro di consegnare una missiva presso la corte del regno degli elfi.

Elyewyn, perso il contatto visivo con Narveen, esce dal suo stato di suggestione e nota l'ombra dell'arcimago avvicinarsi alla pergamena, rimasta a terra, quindi si affretta a raccoglierla. L'arcimago blocca Valis, che ha scoperto la sua posizione, con un incantesimo; quindi strappa la pergamena dalle mani di Elyewyn con la telecinesi. Valis si libera dall'incantesimo e attacca il mago, facendogli nuovamente perdere la concentrazione; anche Elyewyn cerca di colpire Narveen. L'arcimago lancia un incantesimo di protezione, che non permette ai due di attaccarlo, quindi prova a convincerli a dargli la pergamena. I due insistono nel cercare di fargli ricordare che è stato soggiogato mentalmente, ed egli infine ritorna in sé.

Nel frattempo, i tre vengono raggiunti da Hyrluind e Jolim, che pretendono spiegazioni dall'arcimago. Valis cerca di leggere la pergamena, ma non ci riesce: Narveen è sicuro di essere (l'unico) in grado di decifrarla; cosa che gli viene concessa, ma sotto costante sorveglianza. I nostri chiedono a Narveen anche di riportare Eirin nel suo corpo. Il Löthe invita Valis ad offrirgli alloggio nella sua dimora, fintanto che Kelmera rimane in stato di allerta. Il Löthe decide quindi di sospendere Narveen dall'incarico, e la città resta senza arcimago e senza Gran Sacerdote.

Elyewyn cerca notizie di Nylan e scopre con stupore che l'amico ha lasciato Kelmera con Lothimas. Più tardi, chiede di Nylan ai discepoli che il chierico si è portato indietro da Aldanen, e scopre che Lothimas ha imposto a Nylan di dichiarare la sua posizione riguardo alla faccenda di Veon presso il tribunale del Tempio, in capitale.

Dopo aver rincasato, Valis trova un messaggio anonimo nella stanza di Kalis che recita qualcosa come "Il tuo padrone ha qualcosa che interessa al mio, portamelo e avrai la tua ricompensa."; elargendo mance nei quartieri bassi, Valis scopre da Tiwyn, un "collega" di Kalis, che i due avevano un accordo con un tale Pylav per recuperare una spada magica che presumibilmente dovrebbe trovarsi a Kelmera, ma che Kalis è partito da solo lasciandolo fuori dal gioco. Valis suggerisce a Riis che Kalis potrebbe avergli preso la spada, ma Riis lo rassicura e gli indica la lama.

Un paio di giorni dopo, la città si è riorganizzata, le difese magiche sono nuovamente alzate e il Löthe Hyrluind apre un consiglio nella dimora dei Talanear. Il gruppo viene raggiunto da Narveen, che porta con sé Eirin, nuovamente elfo, e la pergamena misteriosa, che rivela essere un incantesimo molto potente di disgiunzione magica, che serve sostanzialmente a far perdere ad un artefatto magico le sue proprietà.

Hyrluind ragiona con il gruppo sui fatti accaduti, in particolare sulla questione di Veon, da cui emergono anche dubbi sulla posizione di Lothimas. Emerge anche il fatto che l'eresia dell'esistenza di Veon (elaborata proprio dai nostri) potrebbe portare parecchio disordine al Tempio. Il Löthe chiede ai nostri di raggiungere la capitale e consegnare di persona una missiva al Re, lasciando intendere che preferisce non affidarsi alla magia, questa volta. Raggiungere la capitale potrebbe comunque essere un problema: le gallerie intorno a Kelmera pullulano di yuan-ti. Jolim propone l'utilizzo di una vecchia rete stradale in disuso, di cui soltanto il Löthe ed il suo consigliere conoscono l'esistenza; Valis propone invece di chiede un ultimo servizio a Narveen, facendosi teletrasportare alla capitale.

Valis, Elyewyn, Eirin e Riis si rivolgono a Narveen, che spiega però di poter portare con l'incantesimo di teletrasporto soltanto tre di loro: prima partono Valis ed Elyewyn, il giorno seguente Eirin e Riis. I nostri si preparano e Narveen recita l'incantesimo: una volta terminato però i tre si ritrovano in un luogo sconosciuto a Narveen, il sobrio salone di un palazzo; ben presto vengono raggiunti da un gruppo di soldati, che spiega loro che si trovano a Fane, la Città dei Giardini.

8. I nostri ritrovano l'amico Kalis in cella a Fane.

Narveen torna a Kelmera a prendere Riis ed Eirin, quindi teletrasporta i due alla torre dei maghi di Fane. La torre si erge su una grossa roccia staccata da Fane, ed è raggiungibile dalla città soltanto in volo - ogni buon mago si aspetta che chi desidera fare ingresso nella sua torre sia almeno in grado di lanciare incantesimi. Riis insiste perché Narveen porti lui ed Eirin dai loro compagni; Narveen, spazientito, inizia a volare con un incantesimo fuori della torre, pretendendo che i due lo seguano; Eirin, infastidito, provoca il mago tirandogli vicino una freccia e Narveen decide quindi di lasciare i due e scompare con un incantesimo di teletrasporto. Non senza rischiare di finire nel baratro sottostante, i due riescono in qualche modo a raggiungere la città.

Valis ed Elyewyn hanno un discussione con Naldur, il capitano delle guardia di Fane, che a differenza dei suoi sottoposti, pretende che essi si identifichino; viene messa ancora una volta in discussione l'esistenza del casato di Valis, i Talanear; il capitano quindi chiede loro di identificare un altro elfo, rinchiuso nelle segrete di Fane, che si dichiara di Kelmera ed ha un aspetto piuttosto…insolito. Valis ed Elyewyn apprendono ben presto che si tratta di Kalis; forse anche per il fatto che egli non indossa l'usuale medaglione che gli conferisce le sembianze di elfo, la mutazione di Kalis sembra avanzata, ma a quanto pare egli ha anche preso confidenza con la sua nuova forma.

Kalis spiega che Pylav lo ha tradito, ma prima di rispondere alle domande di Valis desidera fare qualcosa per la sua forma. Valis lo accompagna alla torre dei maghi.

Nel frattempo, Elyewyn scopre che i suoi incantesimi, legati alla natura di Crypto, funzionano ancora; in vena di acquisti, si accaparra un'armatura in mithral e una manciata di erba da fumo che dà effetto rilassante. Quindi entra nei bassifondi di Fane con Riis ed Eirin per cercare notizie di tale Pylav.

Kalis e Valis fanno ingresso volando alla torre dei maghi. Uno dei maghi, incuriosito dall'aspetto ripugnante di Kalis, si offre di accompagnarli dall'arcimago, Naldur. I due vengono annunciati all'arcimago, ma una volta entrati nella sala, non vedono nessuno.

8. Nel tentativo di trovare le prove per scagionare Kalis, i nostri vengono avvicinati da alcuni cavalieri del Tempio di Veon.

Al termine di una breve ricerca sulle tracce di Pylav, Eirin, Elyewyn e Riis trovano il corpo di un elfo in fondo al pozzo di un cortile interno nel quartiere del bazar. Elyewyn scende per cercare ulteriori tracce e scopre che il pozzo è collegato a una rete più ampia, così decide di portare il corpo in superficie prima che sia divorato da qualche otyugh; non avendo trovato alcun indizio sull'identità dell'elfo, i tre decidono di portarlo a Kalis perché la identifichi; decidono quindi che portarsi in giro la testa dell'elfo nello zaino è molto più prudente(?!).

La sala dell'arcimago di Fane è circolare, una fila di grandi colonne ne segue il perimetro e forma una galleria rivestita di scaffali zeppi di libri; nel centro, si trova un giardino di piante esotiche e coloratissime che suscita stupore in Kalis e Valis; sopra le loro teste un grosso cristallo bianco irradia la stanza di luce bianca. Ben presto i nostri intuiscono che il grosso cristallo è l'arcimago, o forse che l'anima del mago si trova dentro il cristallo.

Il mago dichiara di non potere nulla per fermare la mutazione di Kalis, e gli offre come soluzione alternativa di sfruttare al meglio la sua nuova forma, poiché una forma alternativa presenta anche dei vantaggi. Nel caso di Naldur, la sua liberazione dal suo corpo mortale gli ha garantito la vita eterna. Il mago fa anche notare ai nostri che alcuni paladini del Tempio li stanno cercando a Fane.

Eirin, Elyewyn e Riis fanno ritorno alla torre dei maghi ed Elyewyn, non senza qualche difficoltà, riesce ad entrare nella torre, dove Kalis identifica la testa di Pylav e i compagni pretendono spiegazioni. Nel mentre, una coppia di cavalieri del Tempio, all'esterno della torre, indica Riis e gli si avvicina.

I paladini indossano un'armatura completa e mantelli bianchi. La celata degli elmi è una maschera inquietante, che copre interamente loro il volto.

9. Accompagnato dai cavalieri del Tempio, e da un segreto e potente alleato, il gruppo raggiunge le mura di Luthia, la capitale.

I cavalieri del Tempio chiedono a Riis di identificarsi, quindi spiegano che lui, suo fratello Valis, Kalis, Nylan e Morgalad devono raggiungere immediatamente la capitale per chiarire davanti al tribunale del Tempio la loro posizione riguardo il movimento eretico di Kelmera e la scomparsa dei chierici inviati dalla capitale; i paladini garantiscono loro temporanea incolumità, in cambio della verità. Alla lista dei sospettati vengono aggiunti anche i nomi di Eirin ed Elyewyn.

Nel frattempo, Elyewyn, accompagnato da Kalis, incontra Naldur, arcimago di Fane, e gli chiede che cosa può fare per liberare la sua anima dall'incantesimo che la tiene intrappolata nel suo medaglione; Naldur ritiene che si possa invertire il processo attraverso cui egli stesso ha intrappolato la sua anima in un cristallo magico, ma non è disposto a cedere ad alcuno le sue ricerche. Kalis gli propone quindi di unirsi a loro nel viaggio e dopo qualche esitazione, Naldur accetta, spiegando di poter rinunciare temporaneamente al suo nuovo corpo, un costrutto magico ancora incompleto.

I due si riuniscono al gruppo, che, sotto la guida di un Riis insolitamente diplomatico, accetta di seguire gli inquisitori del Tempio fino alla capitale. Prima della partenza, i nostri decidono di avvertire il Loethe Galandyr dell'attacco subito da Kelmera; Galandyr, in consiglio con altri nobili elfi di Fane, rivela che questo non fa che confermare i loro sospetti, e si dice debitore verso il gruppo; offre ai nostri cibo, scorte e dei soma per proseguire in fretta il loro viaggio, e le cure di Fane per quando le acque si saranno calmate. Valis ricorda di avere visto Galandyr al circolo dei Cavalieri Mistici. La presenza dei Talanear suscita stupore nei nobili di Fane.

Kalis interroga Naldur sulla sorte dei Talanear, ed apprende che Haadrin Talanear fu implicato nell'assassinio di Unil Galynde, il precedente re; tuttavia, non avendo sufficienti prove per condannarlo a morte, tutti i suoi beni gli furono confiscati, ed egli fu allontanato dalla comunità degli elfi. Naldur aggiunge, in tono del tutto personale, che alcuni casati, ora vicini alla corte, come Crebenil o Gorgeh non hanno avuto che vantaggi dalla spartizione delle ricchezze e del potere dei Talanear. Naldur dubita che Haadrin possa essere ancora vivo, ma secondo alcune voci esiste una comunità di elfi che vive nell'ombra, fuori del regno, ed accoglie gli esiliati. Kalis si chiede se anch'egli, una volta che il suo aspetto fosse rivelato, non sarebbe esiliato. Naldur replica che in quel caso sentirà parlare di Vargas Ember.

Il viaggio riprende, il gruppo dei paladini rimane in disparte, ma sempre al seguito dei nostri. Si scopre curiosamente che uno dei cavalieri è una femmina. Il gruppo raggiunge la capitale, la splendente Luthia. La capitale è ospitata da una grotta colossale, che si estende per alcuni chilometri in larghezza; il soffitto della caverna è costellato di funghi luminescenti. La città è un groviglio di edifici alti e bassi, torri e palazzi, che giacciono su dei piccoli promontori, ed è illuminata da un cristallo di Veon di enormi dimensioni. Attorno alle mura, alte una trentina di metri, si trovano degli accampamenti.

10. Dopo aver fatto ingresso nella capitale, Kalis riesce a dileguarsi, mentre il resto del gruppo raggiunge il tribunale del Tempio, presso cui un Alto Sacerdote interroga i nostri - e un ritrovato Nylan - riguardo le accuse di eresia.

Il gruppo lascia l'altura per raggiungere la porta orientale della città; durante la discesa, i nostri costeggiano un accampamento militare che porta l'insegna dei Gorgeh, l'idra a sette teste. Sul lato opposto, a qualche centinaio di metri, si trova una tendopoli. Giunti alle mura, i cavalieri del Tempio si fanno largo tra una piccola folla di civili che inveisce su alcuni soldati a guardia della città perché le porte vengano aperte a tutti; grazie alla presenza dei paladini, i nostri fanno ingresso a Luthia, finalmente, mentre le guardie disperdono la folla.

Il gruppo si immette su una strada principale, in fondo alla quale si scorge l'obelisco che sostiene l'enorme frammento del cuore di Veon che dona luce alla città. Valis non ricorda che le porte di Luthia fossero chiuse durante la sua ultima visita, perciò ferma un elfo per strada, chiedendogli di portare un messaggio all'ordine dei Cavalieri Mistici per un pugno di monete d'oro. Poco più avanti, approfittando di una distrazione dei templari, Kalis ingerisce una pozione di invisibilità e svanisce nel nulla. Una coppia di paladini si stacca dal gruppo per cercarlo, mentre gli altri proseguono in direzione del Tempio.

Il Tempio si trova su una delle alture presso le mura occidentali di Luthia. Il gruppo viene portato davanti al tribunale del Tempio: nell'aula ci sono diversi chierici, paladini e un'assemblea presieduta da tre Alti Sacerdoti, divisa in due gruppi, fra cui siede anche l'odiato Lothimas. Solo, di fronte al tribunale, c'è Nylan.

Il gruppo viene invitato a lasciare le armi. Riis e Valis siedono a fianco di Nylan. L'assemblea ha inizio. Vengono ripercorse le tappe del gruppo: la discesa sotto Kelmera, il ritrovamento di antiche gallerie, l'isola in mezzo alla palude, la casupola di pietra e il ritrovamento di Veon, o meglio di un elfo che disse di chiamarsi Veon; ne emerge che, in realtà, essi non hanno prove che egli dicesse la verità, nemmeno se fosse una persona reale. Valis suggerisce d'altro canto che niente può nemmeno provare che quell'elfo non fosse davvero Veon, e alle sue parole l'assemblea si accende.

Un cavaliere templare seduto vicino a Lothimas, un tale Rowen, si accanisce furiosamente contro gli accusati, chiedendo provvedimenti immediati. Dall'altra parte, un chierico che si rivela appartenere a una linea decisamente moderata, sostiene che la cosa potrebbe essere vista come un beneficio, una prova concreta anche per i miscredenti, e che un nuovo tempio potrebbe essere edificato là dove Veon si è manifestato, se questo fosse accertato. In effetti, al loro ritorno nella grotta, nessun elfo di nome Veon è stato ritrovato.

L'Alto Sacerdote lascia infine intendere che questa "eresia", vera o falsa che sia, è pericolosa per la stabilità stessa del Tempio, e chiede ai nostri di ritirare pubblicamente le loro dichiarazioni sul ritrovamente di Veon.

Elyewyn non riesce a nascondere il suo odio per Lothimas, e cerca di incastrarlo, ponendo dei dubbi all'assemblea riguardo la veridicità della testimonianza di Lothimas riguardo ai fatti avvenuti al ritorno nella grotta. L'Alto Sacerdote chiede a Lothimas di rendere partecipe l'assemblea della sua versione dei fatti, e questi ripete ancora una volta la sua storia, impassibile. Elyewyn lo accusa di aver abbandonato il Tempio di Veon a Kelmera in un momento di difficoltà, preferendo portare con sé anche Nylan; Rowen difende Lothimas, ma l'Alto Sacerdote chiede a Lothimas di giustificarsi. Il paladino ha qualche reticenza, mentre Nylan giustifica da un lato il suo comportamento razionale, lasciando anche però intendere che ha abbandonato il tempio di Kelmera al suo destino. Lothimas si alza e si pone sprezzante davanti a Nylan, e lo accusa di avergli nascosto i pericoli che il tempio stava correndo.

11. Grazie all'aiuto della parte più moderata del Tempio, il gruppo riesce a fuggire al processo.

L'Alto Sacerdote richiama Lothimas e gli ordina di presentarsi in altra sede per giustificare il suo comportamento; quindi interroga gli accusati per sapere se abiureranno la tesi eretica dell'esitenza di Veon. Valis non sembra disposto a cedere, quindi l'Alto Sacerdote concede al gruppo di ritirarsi per un'ora in una stanza adiacente e convincere il compagno, per ripresentarsi quindi davanti ad un'assemblea ufficiale presieduta dal Sommo Sacerdote. Eirin, negando la sua partecipazione alla questione, chiede di poter lasciare il tempio in compagnia del suo solo arco, per poi mettersi alla ricerca di Kalis.

Dopo aver seminato i paladini che lo tenevano in custodia, Kalis cerca di entrare in contatto della gilda dei ladri, nella speranza di ricavare informazioni su coloro che lo hanno messo nei guai a Fane, e che successivamente hanno assassinato Pylav. Kalis rivela a Naldur che l'oggetto della questione è la spada di Riis, Spina Frantumante, che ora gli è stata sottratta; Naldur spiega che Spina Frantumante è un'arma leggendaria, che apparteneva al casato degli Ember, tanto potente da essere attualmente in grado di tenere testa al casato regnante ed ai suoi alleati; sicuramente la spada è oggetto di ricerca dei suoi antichi padroni, il suo possesso testimonia infatti la capacità di regnare sul casato. La spada, un tempo appartenuta al grande Lyra, si dice che nelle mani giuste sia in grado di spezzare qualsiasi cosa, anche un cristallo di Veon.

Kalis ottiene il suo contatto con la gilda dei ladri: per potervi accedere deve essere in grado di rubare una sfera magica ad un Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Mistici, Galyviel Crebenyl. Immessosi in un caotico mercato, Kalis incontra Eirin.

Nylan è dibattuto sul da farsi, Valis non vuole cedere, Elyewyn e Riis credono sia opportuno cercare una via di fuga. Nel mentre, dall'altra parte della stanza fa ingresso un chierico della fazione moderata, Turolil Talvathar. Egli spiega di volerli aiutare, ma non di non poter fare molto; consiglia ai nostri di abiurare la loro tesi; confessa di avere dei dubbi su Lothimas e sugli zelanti, che egli reputa in grado di uccidere pur di conservare intatta la dottrina del Tempio. D'altro canto, è grazie alla struttura stabile del Tempio che gli elfi hanno costruito la loro società. Emerge che probabilmente anche gli zelanti si sono interrogati sulla natura di Veon, e che se egli fosse davvero vivo, in carne ed ossa, forse rappresenterebbe una minaccia per il Tempio. I nostri spiegano di essersi sacrificati per scoprire la verità, e chiedono a Turolil che cosa egli è disposto a sacrificare. Dopo qualche esitazione, il chierico li aiuta a fuggire, conducendoli nelle profondità del complesso del tempio, fino alla vecchia rete stradale del regno.

12. Il gruppo si inoltra nei sotterranei del Tempio.

Il gruppo si inoltra nelle profondità che si celano sotto il Tempio e da li cerca di sfuggire al processo di eresia. Durante la fuga il gruppo si trova a fronteggiare un enorme ragno, che aveva stabilito la sua tana al centro di un canale di scolo del tempio.
Riis sfrutta la tela del ragno per scalare il canale di scolo e scopre un collegamento coi magazzini del tempio. Qui trovano un pò di ristoro con delle provviste e riescono a mettere ko una guardia. Rubata l'armatura, Nylan si finge paladino, sperando così di uscire dal tempio.

13. La fine gloriosa di un Talanear.

Lothimas, che assieme a tutti gli altri aspetta la decisione del gruppo, convince Eirin ad aiutarlo, in nome della giustizia del giuramento che Eirin ha fatto al Lothe di Kelmera e quindi al re stesso. Eirin accetta ed assieme agli zelanti di Lothimas, scoperta la fuga del gruppo, cerca di trovarli nel tempio.
Il gruppo viene trovato vicino alle cucine del Tempio ed ancora una volta gruppo si separa.
Da una parte Nylan ed Elyewyn decidono di scappare da Lothimas, tornando nei sotterranei del tempio e da li riescono poi ad uscire.
Dall'altra parte Valis scompare alla vista del frattelo, Riis, che decide di scappare dentro il tempio. Durante la sua fuga incontra un aristocratico elfico, che scompare un un lampo di luce poco dopo.
Qui avviene il confronto tra Lothimas ed Eirin da una parte contro Riis. Il solitario elfo ha la peggio, cadendo sotto i fendenti di Lothimas, non prima però di aver detto a Valis di correre dal re e consegnare la mssimiva che il Lothe di Kelmera ha affidato al gruppo.
Eirin vede Lothimas prendere dal corpo oramai senza vita di Riise l'occhio di giada ed inizia l'inseguimento agli altri membri del gruppo.
Nel frattempo Valis consegna la missiva al re, nonostante l'ostruzionismo del ciambellano di corte, Naralas. Il re congeda la corte, dopo aver letto la missiva del Lothe di Kelmera.
Nel frattempo Nylan ed Elyewyn, scoprono che una grande folla si sta ammassando alle porte della città: pare che vi sia un attacco in atto!
Un grande terremoto colpisce la caverna dove si trova Luthia e provoca vistose crepe nel terreno e nelle abitazioni.
Eirin ri-incontra Nylan ed Elyewyn al tempio e gli spiega che Riis é morto sotto la lama di Lothimas. Elyewyn decide di recuperare il cadavere di Riise da due monaci del tempio e lo nasconde nella sacca magica di Nylan.
Decisi ad avere delle rispsote, il gruppo così riformato cerca e trova Turoril, l'elfo che li aveva aiutati a fuggire. E' morto, nel suo studio, con un pugnale conficcato nella schiena! Elyewyn scopre delle tracce sul tetto che fanno intuire che un assassino é arrivato da fuori ed ha mal celato le sue tracce.
Il gruppo decide di muoversi per non essere incolpato di questo omicidio ed esce dal tempio.

14. Le decisioni passate di Eirin sono poste a giudizio dai suoi compagni, mentre un essere emerge dall'oscurità.

Valis, approfittando del momento di confusione al palazzo reale, dove si stanno organizzando le truppe, decide di uscire dallo stesso per raggiungere il Circolo dei Cavalieri Mistici; trova però la sede dei Cavalieri completamente crollata su sé stessa e mentre decide sul da farsi, scopre che Kalis e un altro elfo stanno tenendo d'occhio la zona. Raggiunti i due, Kalis presenta l'altro elfo come Elzar, professionista di Luthia. Kalis però ha una notizia molto più importante per Valis: Riis è morto ed il resto del gruppo è uscito dal tempio.

Il gruppo quindi si riunisce, nonostante qualche reticenza di Valis, alla base del tempio e lì avviene un vero e proprio scontro tra Elyewyn e Eirin. Elyewyn incolpa Eirin di non aver fatto nulla per aiutare Riis, lasciando campo aperto a Lothimas. Dalle parole si passa velocemente ai fatti e nello scontro Elyewyn sta per avere la peggio, quando Eirin decide che i suoi avversari sono troppi. Rinfoderate le armi e curate le ferite, il gruppo, guidato da Elzar, decide di lasciare la città, oramai sotto assedio da parte di un grande esercito di Yuan-ti.

Nel mentre il cristallo di Veon smette di battere e la sua luce, sempre rossa e potente, irradia tutta la gigantesca caverna nella quale è posta Luthia. Giunti appena fuori dalla città, su una piccola collina, il gruppo scorge oltre la città e la battaglia, una gigantesca figura che sta avanzando verso Luthia. Sembra proprio Spezza Anime!

Il gruppo è quindi davanti ad una scelta: partecipare alla battaglia o tornare a Kelmera?

15. Mentre la battaglia infuria, emerge una voce misteriosa.

Dopo aver discusso a lungo sul da farsi, Nylan permette a Valis di porre delle domande al corpo senza vita del fratello, per capire cosa ha fatto Eirin. Appare chiaro come nella stanza ci fosse qualcun altro nascosto, oltre a Lothimas, Eirin, Valis e Riis. Dopo aver riposato e mangiato, il gruppo decide di ritornare in città, grazie alla conoscenza dei passaggi segreti di Elzar. Nylan prova anche a fare una divinazione e porre a Veon la domanda "Troveremo le risposte andando in città?". Dentro il suo cuore sente una voce mistica che gli risponde "Veon è nel suo paradiso, tutto bene per Crypto".

Una volta entrati in città, dopo essersi equipaggiati, i nostri si avvicinano alle mura e vedono che Spezza Anime è fermo nel mezzo di una furiosa battaglia, tra Elfi da un parte e Yuan-ti e Formian dall'altra.

16. La mossa disperata di Lothimas.

La battaglia infuria fuori dalle mura, e potenti macchine da guerra iniziano a scagliare pietre sulla città. Il gruppo, aiutato dagli incantesimi di Naldur, prende il volo e si dirige verso l'enorme figura delloz spezza-anime; succede però qualcosa di strano: più ci si avvicina al gigantesco costrutto e più esso diventa alto e largo!

Il gruppo supera la battaglia che infuria tra i due eserciti e si trova nelle vicinanze dell'accampamento nemico, dove yuan-ti, formian ed elfi rinnegati si sono stabiliti. Nylan inizia a ragionare sulla strana presenza di spezza-anime, ma è Valis ad intravedere la verità: si tratta infatti di un'illusione! Il gruppo decide quindi di assumere le sembianze di Yuan-ti per infiltrarsi nell'accampamento dei nemici e scoprire i loro piani.

Nell'accampamento, i nostri vedono Alisha, ma lei non li riconosce; ma appena entrati, un enorme yuan-ti li accoglie sibilando nella sua lingua; in pochi istanti si passa dai sibilii ai fatti ed il gruppo è coinvolto in uno scontro, da cui esce miracolosamente vivo. Approfittando della confusione, i nostri si dirigono verso il centro del campo, pianificando di uccidere il generale nemico, ma vengono distratti da un gruppo di Yuan-ti. Costoro, capeggiati da un incantatore, stanno interrogando un elfo…ed è niente meno che Lothimas! L'elfo è gravemente ferito e al posto di uno dei suoi occhi ha l'occhio di giada sottratto precedentemente a Riis! L'elfo non vuole dire cosa stava facendo prima di essere catturato, ma si lascia sfuggire che era l'unico modo per fermare la loro più grande arma. L'incantatore Yuan-ti se ne va poco dopo e Lothimas viene incatenato e gettato in una tenda sorvegliata da due yuan-ti.

Nel frattempo Kalis è abilmente riuscito ad entrare nella tenda e rubare un picolo baule, contenente quello che sembra essere l'oggetto magico che attiva l'illusione di spezza-anime, guidato da Valis. Elzar, spalleggiato da Nylan, cerca di entrare nella tenda dove è rinchiuso Lothimas, per recuperarlo di nascosto, ma fa rumore ed inizia lo scontro con le guardie yuan-ti. In poco tempo, il gruppo elimina le due guardie, ma nel frattempo accorrono altri serpiformi, ed il gruppo è costretto a prendere Lothimas, metterlo nella borsa conservante col cadavere di Riis, ed iniziare a scappare.

17. Un aiuto inaspettato ed un patto scellerato.

Terminato l'incantesimo del cristallo, il gruppo cerca di fare il punto. Nylan cura Lothimas, mentre Elyewyn cerca la fine del paladino di Veon, ma viene fermato dal gruppo. Nel frattempo Valis scopre l'origine dell'enorme illusione: è un artefatto magico, chiamato Il Verme dell'Illusione: un insieme di dischi di cristallo dalla vaga forma di verme, realizzato da potenti maghi e che richiede almeno tre incantatori per essere disattivato o attivato.

Nel frattempo, arriva l'insperato aiuto di Alisha, che si sdebita dell'aiuto precedentemente offertole dal gruppo in un momento disperato. La yuan-ti spiega che il suo dio può ridare la vita, perché una volta finita, la vita ritorna a Crypto ed il suo dio è Crypto stesso. Alisha guida i nostri fino ad un chierico di Mershaulk, che offre a Valis un patto: ripoterà in vita Riis, se egli sacrificherà il maggior numero dei suoi oggetti magici alla divinità ed accetterà il suo patto: Valis accetta.

Il gruppo poi scopre il mostruoso generale dell'armata nemica, un essere informe ed enorme al centro dell'accampamento nemico. Successivamente Kalis scompare e nonostante Elzar lo cerchi disperatamente, non lo trova. Prima di partire, raccogliendo informazioni tra gli elfi senza clan, Elzar scopre che tutti fanno riferimento ad un elfo di nome Vargas.

18. Nel tentativo di rientrare a Luthia attraverso alcuni canali in disuso, i nostri incontrano finalmente l'elfo che chiamano Vargas, che dà loro alcune inquietanti rivelazioni.

Valis ricorda al gruppo ulteriori dettagli sull'artefatto chiamato Verme dell'Illusione: l'oggetto è costituito di tre parti, che sono utilizzate da tre incantatori in un rituale (a distanza) che può essere spezzato sottraendo alla concentrazione dei maghi almeno un'altra parte dell'artefatto stesso. Anche se si tratta soltanto di rompere un'illusione, essa contribuirebbe ad innalzare il morale degli elfi in battaglia.

Il gruppo, sottrattosi al campo di battaglia, decide di interrogare Lothimas e scopre che l'elfo è stato in qualche modo manipolato realizzare una missione suicida: avvicinare lo spezza-anime senza poter essere fermato, grazia al potere dell'Occhio di Giada; Nylan deride il suo sforzo, senza comunque rivelargli che il gigantesco automa è soltanto un'illusione, e gli intima di portare il gruppo dentro al Tempio, attraverso la vecchia rete stradale, che egli conosce. Il gruppo si pone delle domande sulle conoscenze del Tempio a proposito dell'oggetto eretico Occhio di Giada, ma Lothimas precisa che è il Tempio a decidere in qualsiasi momento ciò che è eresia e ciò che non lo è. Mentre Lothimas si avvia per guidare i nostri, suggerendo loro di non fidarsi di lui, Elyewyn tenta per l'ennesima volta di ucciderlo con una freccia; ma ancora una volta viene stabilizzato da Nylan. Riis pronuncia le prime parole dopo la sua resurrezione: pare riconoscere Nylan, mentre pare non ricordare nulla dell'episodio della sua morte, verso cui manifesta una strana reazione di curiosità. Valis inizia a dubitare che la resurrezione sia andata davvero a buon fine.

Nel frattempo, i maghi più potenti tra gli elfi si sono raccolti sulle seconde mura per creare una barriera magica contro l'esercito nemico, che ha aperto diverse brecce sulle mura esterne: la gigantesca caverna viene improvvisamente irradiata dalla luce di un incantesimo di muro prismatico. Nylan considera che una mossa di difesa non può che significare che la battaglia stia volgendo a favore degli yuan-ti.

Elzar propone di utilizzare i canali che corrono lungo il vecchio corso del fiume per rientrare in città. Trovato l'accesso, il gruppo si inoltra nell'oscurità. I nostri evitano lo scontro con un paio di otyugh, poi una figura si para davanti a loro: con un piccolo sforzo, Elyewyn riconosce il volto del mercante di Fane che gli ha venduto l'erba da fumo; questi gli dice soltanto che "il Maestro Vargas li sta cercando e desidera parlare con loro", ma lascia loro la libera possibilità di scegliere se incontrarlo o meno. Il gruppo discute sul da farsi, con Nylan che desidera raggiungere il tempio, Elzar che dice di avere sentito parlare di Vargas al campo yuan-ti ed Eirin che ricorda che gli elfi rinnegati stanno combattendo contro Luthia. Alla fine il gruppo sceglie di incontrare Vargas.

Dopo una lunga serie di canali, gallerie, corridoi e scale, il gruppo, accompagnato da Norfir e da alcuni suoi compagni usciti dalle ombre, raggiunge un'antica sala cerimoniale, che apparentemente non ha nulla a che vedere con il culto di Veon. I rumori della battaglia, ormai, non si sentono più. Nella totale oscurità e nel totale silenzio, davanti a loro si regge la figura esile di un elfo, che regge una torcia e si presenta come Vargas Ember!

Vargas spiega ai nostri che gli è stato difficile intercettarli, e che era quasi riuscito a trovarli tutti insieme, ma poi uno di loro è stato ucciso nel Tempio e il gruppo si è diviso. Poi, l'elfo rivolge al gruppo la stessa domanda degli inquisitori del Tempio: desidera sapere che cosa è successo a Veon. A differenza del Tempio, però, egli è convinto che si tratti effettivamente di Veon, o quanto meno di qualcuno talmente importante per Crypto che questi ha distolto la sua attenzione da Vargas. I nostri scoprono increduli che Crypto, Mar-shala'k e il Nemico sono la stessa cosa: un mondo senziente.

Vargas racconta la sua storia: molto tempo prima, Vargas era un ladro e un assassino, e aveva strappato a Crypto una parte del suo corpo: il Diamante Gemente, un potente artefatto che permetteva di aprire e chiudere passaggi nella pietra, plasmandola secondo volontà. Crypto, per questo, cercò di ucciderlo, ed egli era costretto a distogliere la sua "attenzione" designando altre vittime al suo posto. Ora che Veon è stato liberato, egli però è finalmente libero. Vargas inoltre accomuna il Diamante con i cristalli di Veon e gli Occhi di Giada: tutti derivano dallo stesso potere. Nylan ed Elzar ipotizzano che Crypto stia cercando di riprendersi i cristalli di Veon con la forza. Vargas appoggia l'ipotesi, ma dichiara di non capire ancora perché Crypto si stia muovendo soltanto ora. Nylan chiede a Vargas se è un elfo, ed egli rivela il suo aspetto di elfo molto anziano.

Vargas dichiara inoltre che altri hanno trovato Veon prima di loro…e dalle tenebre si fa avanti un'altra figura: Haadrin Talanear, il Loethe della perduta Casa Talanear, padre di Valis e Riis!

19. Dopo l'incontro con Vargas e Haadrin, il gruppo decide di abbandonare tutte le questioni sospese per trovare Veon.

Haadrin abbraccia i suoi figli e racconta ai nostri la sua storia, di come abbia trovato Veon per ordine del precedente re e di come il Tempio abbia insabbiato la verità, chiedendo a Vargas di uccidere il sovrano; di come Haadrin, accusato della morte del re, abbia dovuto lasciare il regno degli elfi, e di come lo stesso Vargas lo avesse accolto tra i suoi, aprendogli gli occhi sulla natura di Crypto. Valis gli chiede per quale motivo non abbia cercato i suoi figli e di perché stia seguendo l'elfo a causa di cui ha perso tutto; Haadrin ribatte che non avrebbe potuto tornare nella comunità senza essere condannato a morte, che Vargas Ember ha vegliato su di lui e sui suoi figli e che ora egli è finalmente libero di perseguire la strada della Verità, cosa che raccomanda anche allo stesso figlio Valis.

Dalle tenebre emerge la figura di Kalis, grazie al quale Vargas è riuscito ad incontrare il gruppo. Il gruppo chiede a Vargas dell'aspetto di Kalis, e Vargas afferma l'esistenza di un'altra razza, con occhi vuoti e lineamenti simili a quelli di una seppia, una razza superiore che probabilmente dominava Crypto in epoche remote, prima di Veon, prima dell'inizio dell'Era della Luce; quello che egli ha appreso, nella vita millenaria, è che certamente alcuni elfi e nani furono a conoscenza, in passato, di queste creature misteriose, e che si fondarono una civiltà insieme per creare una razza ibrida.

Il gruppo ragiona sul ruolo degli yuan-ti; Vargas è convinto che essi possano agire per conto di Crypto, che essi chiamano Mershaulk o Mar-shala'k per riprendersi ciò che un tempo fu loro: i frammenti del cuore di Veon. Si ragiona anche sul ruolo dei formian, che apparentemente non hanno motivazioni diverse dalla sopravvivenza. Pare si siano accaniti sulle città dei nani.

Valis ed Elzar chiedono a Vargas le sue vere motivazioni, ma l'elfo, che nel frattempo ha cambiato aspetto e pare ringiovanito, risponde che egli non è interessato a trovare Veon, ma soltanto a sapere perché Crypto lo odia. Il gruppo decide di interrogare Lothimas per estorcergli la verità, con la tortura se necessario. Nylan cede alla volontà del gruppo, chiedendo però di non assistere alla scena; Eirin si trae in disparte; Riis rimane a parlare con suo padre. Vargas apre un varco in una parete grazie ai poteri del Diamante Gemente e il gruppo porta il paladino del Tempio in una stanza; il varco si richiude alle loro spalle.

Nella cripta, Lothimas viene risvegliato. Kalis cerca di intimidirlo, ma non ci riesce; il paladino di Veon cerca di divincolarsi e attaccare; Valis lo prende a calci; Elyewyn gli infilza una spada nel ginocchio. Il paladino, avendo compreso la vicinanza della sua morte, abbandona la sua presunzione e il suo controllo, e racconta finalmente la verità: dichiara di essere andato a cercare l'eremita Veon per ucciderlo; che fosse un impostore o un dio, quell'elfo doveva morire perché la verità e l'ordine garantito dal Tempio continuassero a durare. Purtroppo, alcuni servi del Tempio di Kelmera desideravano trovare Veon per potere ascoltare la sua voce e portarlo come santo vivente alla capitale, così ci fu uno scontro tra zelanti e moderati, e soltanto Lothimas sopravvisse; Veon fuggì e questo - considera Lothimas - fu un favore che quello stolto diede al Tempio, scomparire senza reclamare il suo potere e risparmiandogli la necessità di farsi ammazzare.

Vargas Ember considera che il paladino sia ormai finito, e che non abbia più un posto nella società; pertanto, chiede al gruppo di lasciarlo a lui perché entri nelle sue fila. Elyewyn si oppone e giura fedeltà a Vargas in cambio di poter uccidere Lothimas con le proprie mani: Elyewyn compie così la sua bramata vendetta, decapitando il paladino con qualche colpo assestato male. Lothimas nelle sue ultime parole considera che ammazzare un elfo inerme non rende Elyewyn migliore di lui. Elyewyn gli stacca comunque la testa, la porta a un inespressivo Riis e poi la getta ai piedi di Eirin.

Riis, dal canto suo, ha recuperato la sua spada, la potente Frangispina, che Vargas ha strappato a suo fratello Gwynnor. Il gruppo chiede a Vargas dove possa trovarsi Veon, ed egli considera che egli potrebbe essersi rifugiato nella città perduta del tiranno Re-Mago, la "Zanna". Il gruppo decide di lasciarsi alle spalle tutto il resto e cercare Veon. Grazie alle conoscenze di Vargas Ember e ai poteri di Naldur, i nostri raggiungono la cittadella con un incantesimo di teletrasporto: la "Zanna" è una gigantesca stalattite, sospesa sopra di loro, dentro la quale brilla una debole luce rossastra.

20. Costeggiando l'abisso, il gruppo punta verso la Cittadella del Re-Mago.

La gigantesca caverna, larga diverse centinaia di metri è caratterizzata da un innaturale silenzio, dall'assenza di qualsiasi forma di vita vegetale e animale, e dall'odore pungente della magia. Abituati gli occhi all'oscurità più totale, i sette salgono il sentiero che costeggia l'abisso, sempre puntando verso la Cittadella; durante la salita, i nostri cadono in alcune trappole magiche che feriscono Eirin e Valis.

Elzar scopre un grosso passaggio scavato da un grosso parassita, apparentemente privo di trappole. L'idea convince poco Elyewyn che non rileva nulla di naturale. Il gruppo scopre le tracce di altri elfi passati prima di loro, e scova un cadavere. Nello stesso istante, un enorme remorhaz fa il suo ingresso nel tunnel: la bestia magica terrorizza Riis, che abbandona il gruppo per nascondersi. Eirin viene stretto dal morso del mostro, ma evita all'ultimo di essere ingoiato. Le frecce di Elyewyn ed Eirin e gli incantesimi di Valis hanno infine la meglio sulla creatura.

Frugando sul cadavere dell'avventuriero che li ha preceduti, vestito di una cangiante armatura magica prodotta dal carapace di un grosso scarabeo, i nostri scoprono diversi oggetti magici, tra cui una curiosa cappa degli oggetti utili.

Lasciata la tana del remorhaz, i nostri si trovano nuovamente sul ciglio dell'abisso. Sopra di loro, ad attenderli, immobile e impressionante nelle sue dimensioni, la Cittadella del Re-Mago. Da alcune aperture esce una luce rossa che lascia intravedere delle creature volanti; ma ancora una volta, niente di naturale: le creature emettono un sordo ronzio metallico.

21. Il gruppo raggiunge il cuore della Cittadella del Re-Mago, e una volta trovato il cristallo di Veon tenta di distruggerlo.

Una delle creature volanti si avvicina minacciosamente al gruppo: si tratta di un costrutto magico, che presenta dei tratti solo vagamente elfici, una robusta corazza chiara e delle ali dorate. Eirin, Elzar ed Elyewyn scagliano le loro frecce contro il mostro, senza riuscire a danneggiarlo; Valis, inizialmente restio al combattimento, si leva in volo per fuggire, ma viene raggiunto dal costrutto: da un braccio del costrutto scende una catena chiodata, con cui esso cerca di afferrare il cavaliere mistico; Riis e Nylan, privo dei suoi incantesimi, non possono che assistere impotenti allo scontro. Kalis, grazie ai nuovi occhi che gli permettono di vedere al buio, scompare nell'oscurità. Il costrutto si dimostra estremamente resistente: le frecce non penetrano facilmente la sua armatura, inoltre pare in grado di riparare da solo le parti danneggiate.

Elzar comprende che l'avversario è troppo pericoloso, e che il rumore potrebbe attirare altri nemici, perciò si incammina di ritorno verso il tunnel, seguito da Elyewyn e Riis. Inizia un duro scontro aereo tra il costrutto e Valis, che deve scagliargli addosso quasi tutti i propri incantesimi prima di vederlo cadere in fiamme verso l'insondabile abisso sotto i suoi piedi; il cavaliere mistico ode una voce sommessa nella sua testa, che gli preannuncia una grande caduta. Dalla cittadella escono altri costrutti volanti, perciò il gruppo si ritira nelle gallerie per cercare un'altra strada. Valis chiede a Naldur se ci siano dei passaggi che portano dentro la "Zanna", e Naldur gli consiglia di riposare per riprendersi i suoi incantesimi.

A riposo terminato, Naldur conferisce a Valis la conoscenza di un incantesimo che gli permette di aprire, molto più in alto un passaggio nella pietra, e gettata una corda, di penetrare all'interno della fortezza. Evitando le trappole magiche, il gruppo raggiunge il cuore della Cittadella, e si trova davanti a un cristallo rosso, che pare in tutto e per tutto uno dei cristalli di Veon. Il gruppo inizia a formulare ipotesi confuse…che Veon si trovi dentro il cristallo, o che forse ci sia il Re-Mago, o forse che il cristallo non sia un cristallo di Veon autentico. Compare Kalis dalle ombre. Kalis, Valis e Riis manifestano la presenza di voci nelle loro teste. Anche Naldur, che legge i loro pensieri, le ha sentite e ne pare preoccupato.

Naldur suggerisce a Valis di distruggere il cristallo per scoprire se dentro ci sia Veon oppure no, e a Valis viene in mente di provare ad utilizzare la Spina Frantumante; Naldur approva l'intuizione di Valis. Riis consegna la sua spada al fratello, e Valis si leva in volo per spezzare il cristallo rosso. Nylan chiede ai suoi compagni di impedirgli di compiere il gesto folle. Poi tutto accade in pochi secondi: Elyewyn alza l'arco contro Valis per fermarlo, ma Riis gli si para davanti minaccioso; Eirin si trova il coltello di Kalis sotto la gola; alla fine anche Elzar, spaventato dalla situazione, punta il suo arco contro Nylan.

Nella sua testa, Valis ode una voce corale profonda e potente, che interrompe quella di Naldur e gli dice "distruggilo, fallo per noi"; poi lungo il piatto della lama di Spina Frantumante compaiono parole arcane, Valis le pronuncia, lungo la spada crescono dei barbigli che avvolgono di spine la mano di Valis, causandogli un dolore acuto. Il cavaliere mistico carica e poi sferra un fendente contro il cristallo di Veon…

22. Dopo l'eplosione che consegue la distruzione del cristallo, i nostri si risvegliano in un luogo sommerso di luce, che scoprono essere il Paradiso di Veon. Contro ogni aspettativa, nemmeno in Paradiso c'è pace per le anime dei morti ed è in corso una guerra ormai da secoli.

Valis cala la sua spada sul cristallo di Veon, che vibra, si incrina e infine esplode in migliaia di piccoli frammenti; di esso, rimane un cristallo verde, più piccolo, che pare liberato del suo involucro esterno. In pochi istanti, Valis viene travolto dall'esplosione, e successivamente lo stesso accade ai suoi compagni, che perdono conoscenza.

Dopo un tempo indefinito, i nostri riaprono gli occhi uno ad uno, Valis per ultimo. Il luogo in cui si trovano è totalmente diverso da Crypto, il suo opposto: in tutte le direzioni essi sono circondati dal vuoto e dalla luce! - almeno fino dove si riesce a vedere: una sottile foschia li avvolge tutt'intorno; il luogo su cui poggiano i piedi è una grossa piattaforma di pietra fluttuante. Nylan chiede a Valis se pensa di avere fatto la scelta giusta. Dopo qualche primo tentativo di muoversi, i compagni si accorgono della mancanza di attrazione gravitazionale e del fatto di potersi muovere secondo la propria volontà in ogni direzione.

Valis cerca nella sua pietra magica la voce di Naldur, che non gli risponde; poi raccoglie da terra la Spina Frantumante, verso cui nutre una certa possessività: la spada ha ripreso la sua forma consueta. Ipotizzando di essere morti in seguito all'esplosione e di trovarsi nel Paradiso di Veon, Nylan chiede a Riis se è già stato in questo posto, e questi ammette di averne dei ricordi offuscati. Sotto di loro, Valis scorge un altro blocco di roccia fluttuante, a qualche chilometro di distanza, molto più grande. I nostri si dirigono in volo verso di esso.

Raggiunta l'isola, i nostri trovano un elfo intento a combattere dei nemici invisibili alle porte di un tempio. Nylan porta in salvo l'elfo, ferito, mentre Valis e gli altri cercano di colpire i nemici, che paiono costituiti di solo vapore acqueo. Nonostante la difficile individuazione dei nemici, alla fine il gruppo ha la meglio grazie agli incantesimi di Nylan - di nuovo attivi - e a quelli di Valis, e a un po' di fortuna. Una volta liberato, l'elfo si fa avanti, dicendo di essere in debito con il gruppo; il suo nome è Erithranduil, un fiero combattente morto in battaglia da secoli. Il guerriero è alto e muscoloso, vestito di una tunica e un gonnello, e porta alla cinta una semplice spada corta. Nylan chiede all'elfo a chi sia dedicato il tempio, e chi siano le creature invisibili, ed egli risponde che il tempio è dedicato a un potente elfo di nome Mend, e che le creature sono i suoi guardiani. I nostri rivelano l'aspettativa di trovare Veon, che Erithranduil definisce un "dio assenteista": durante i secoli passati, l'usurpatore Mend ha infatti preso il potere sul Regno dei Morti; la situazione si rivela più complicata del previsto e ormai sono pochi a sperare nel ritorno di Veon. Quando Nylan riflette sul fatto che i suoi incantesimi funzionano di nuovo, Erithranduil li incoraggia a seguirlo per raggiungere il suo gruppo, in rivolta contro il misterioso Mend.

23. Nel regno dei morti, il gruppo si dirige alla ricerca di Veon e incrocia un mezzo volante che trasporta degli schiavi verso una città celeste.

Il gruppo rifiuta l'alleanza dei ribelli e decide di proseguire la ricerca di Veon per conto proprio. Nel piccolo tempio sull'isola fluttuante, sotto una statua, Elzar e Kalis trovano uno scrigno, protetto da una trappola magica che Valis riesce a dissolvere: al suo interno sono custoditi dei potenti oggetti magici e un tomo scritto in una lingua incomprensibile. Riis avvicina suo fratello approfittando dell'assenza degli altri e gli chiede di uccidere Veon con la sua spada, Spina Frantumante.

Il gruppo scorge una "nave volante" in lontananza; avvicinatala, si scopre che la flotta è composta di elfi maschi e femmine, di diverse età, nudi e spaventati. La nave viene spinta dalla semplice forza di volontà del suo timoniere, un elfo taciturno vestito in modo curato. L'elfo rivela soltanto che la nave porta delle anime a Lomaralas, una grande città eretta in onore di Mend; Nylan intuisce che si tratti di schiavi, ma il gruppo decide comunque di salire a bordo. Il timoniere diffida di loro anche perché ritiene che essi siano vivi.

Durante il viaggio, Elzar fa la conoscenza di Isawien, un'elfa che pare meno spaventata degli altri; la ragazza gli rivela di essere stata una spia al servizio di Vargas Ember, e di essere stata ammazzata dagli sgherri del Tempio mentre cercava di salvare un chierico, Turoril Talvathar! Elzar (mente e) assicura alla ragazza di conoscere un modo per portarla fuori del Regno dei Morti e lei decide di seguirlo. Nel frattempo, Eirin riconosce Lothimas Gorgeh tra le anime dei recenti defunti; Lothimas ha una grossa cicatrice tutto intorno al collo ed è senza un occhio. Lothimas è incredulo e terrorizzato dalla visione dei suoi aguzzini; subito dopo lo vede anche Elyewyn, che inizia ad avvicinarglisi minacciosamente. Elyewyn viene fermato da Kalis, che vuole sapere da Lothimas se chi gli ha piantato l'occhio di giada corrisponde alla descrizione di Lolindir: il defunto paladino glielo conferma. Lothimas chiede ad Elyewyn quale sia la reale motivazione del suo odio, quale sia la differenza fra loro se non il fatto di essersi trovati su fronti opposti; il ranger non sa rispondergli e alla fine desiste augurandosi di non vederlo mai più.

Nel frattempo, Nylan invoca Veon chiedendogli se la strada è corretta, e la risposta è negativa. Elzar rivela a Isawien che Nylan ha visto Veon e la cosa suscita parecchio scalpore tra gli schiavi. Nylan decide così di abbandonare la nave, ed Elzar decide di portare Isawien con sé. Il timoniere li lascia fuggire. Eirin, prima di andarsene, chiede a Lothimas di seguire il gruppo; Lothimas rifiuta e gli rivela le sue umili origini, spiegandogli di essere soltanto un servo dei Gorgeh. Infine, Lothimas rivela a Eirin di avere visto Riis in vesti diverse aggirarsi da solo per il regno dei morti.

Quando sono poco lontani, i nostri si accorgono che il timoniere impartisce un ordine di seguirli, anche se nessuno lascia la nave…

24. Il gruppo raggiunge una grossa isola fluttuante, e qui finalmente incontra Veon; il dio degli elfi rivela diverse pagine della storia più antica di Crypto.

Il gruppo fugge agli schiavisti e raggiunge un'immensa isola fluttuante, al cui centro si erge una montagna; l'isola è coperta da una fitta vegetazione, che attira l'attenzione di tutti, soprattutto di Elyewyn; il gruppo decide di proseguire a terra, nascosto dagli alberi allo sguardo di alcuni grossi predatori volanti. Nylan desidera trovare un luogo tranquillo per potersi concentrare e parlare a Veon con un incantesimo: Elzar scorge una caverna ai piedi del monte, così il gruppo si dirige verso di essa. La caverna ricorda in qualche modo Crypto ed al suo interno non giunge la luce magica che pervade il paradiso; Valis sente una grande forza magica intorno a sé; Kalis prova a muoversi secondo volontà, per scoprire che non esiste più una gravità direzionale soggettiva; raggiunto un grande lago sotterraneo, Nylan decide di calarsi per scoprire cosa ci sia sotto di esso; si chiede inoltre dove si trovi la fonte che lo alimenta. Quando raggiunge le cascate, scopre che sono una specie di illusione e scopre anche - grazie a un incantesimo - che sotto il lago, a un centinaio di metri di profondità, si trova un antico tempio del tutto simile a quelli preistorici che si trovano in Crypto.

Kalis esce all'esterno e vede un grosso masso fluttuante dirigersi a velocità elevata nella direzione dell'isola; sopra di esso si scorge la figura di un elfo. Quando questi si avvicina all'isola, si scopre trattarsi di Veon! Kalis accompagna il dio degli elfi dal resto del gruppo, che lo accoglie con sorpresa. Veon fornisce diverse spiegazioni riguardo la storia di Crypto.

In un'epoca primordiale, dall'oscurità e dal caos, alcune divinità - che egli ipotizza essere state le uniche vere divinità - sorsero per creare l'universo di roccia noto agli elfi come Fela. Esse potevano plasmare o distruggere un universo, ma non potevano controllarlo; fu così che una di esse rinunciò al proprio status divino e al proprio potere per poterla controllare direttamente - assumendo il ruolo di demiurgo. Il Demiurgo originale presenta diversi nomi: Crypto, Nemico, Marshala'k ma si tratta in fondo della stessa entità, un'entità vivente fusa con la roccia stessa, in grado di muoversi, origliare e spiare tutto ciò che accadeva in Crypto. Il Demiurgo poteva controllare tutto ciò che accadeva in Crypto, ma non poteva creare o distruggere alcunché. Poi venne la scoperta dei cristalli: essi costituivano un'eredità degli dèi, e non potevano essere scalfiti dal Demiurgo in alcun modo.

Lo scopo di Veon, fin dall'inizio, fu quello di lasciare Crypto; alcuni avevano provato a fuggire da quella prigione di roccia, ma nessuno aveva scavato abbastanza. Veon cercò quindi un altro modo per liberare sé stesso e il suo popolo, e scoprì l'esistenza dei cristalli; decise di utilizzarne l'immenso potere magico per creare un universo tutto suo, antitesi dell'orribile labirinto di caverne in cui gli elfi erano stato imprigionati dagli dèi. Quando il Demiurgo scoprì i suoi piani, rivelò il suo ruolo (imposto o auto-imposto) di carceriere, punì il mago Veon per la sua insolenza e lo rinchiuse nel cuore di Crypto, illudendolo che se avesse lasciato la sua prigione, sarebbe stato ucciso. Veon, privo dei suoi poteri, non era in grado di affrontare lo spezza-anime o qualsiasi altro guardiano gli fosse stato posto contro, perciò rimase per diversi secoli nella sua grotta.

Finché una delegazione del Tempio non giunse per comunicargli che non c'era alcun guardiano, facendogli comprendere come il Demiurgo si fosse preso gioco di lui. Veon non attendeva altro per raggiungere il suo paradiso. Il paradiso, essendo stato creato da un mortale - ammette Veon con rammarico - non è privo di errori. Inoltre, dopo qualche secolo o forse millennio, collasserà su sé stesso.

Veon ritiene infine che il Demiurgo originale sia stato sostituito da un mago abbastanza potente, forse dal Re-Mago!

Kalis chiede a Veon un rimedio per le sue condizioni fisiche e Veon gli offre la possibilità di reincarnarsi nel corpo di un elfo, ma Kalis rifiuta preferendo completare la sua trasformazione. Veon rivela che il luogo in cui si trovano è un cancello di comunicazione tra il suo universo e quello di Crypto.

Alle sue spalle giunge Riis, fuori di sé, senza dubbio intenzionato a colpire il dio con una spranga di ferro arrugginita.

25.

Riis si rivela essere un mostro che cerca di uccidere Veon, tanto che il potente mago è obbligato a rinchiudersi un bozzolo, da cui inizia ad emanare una potente luce. Riis decide quindi di attaccare il gruppo, ma trova in Valis il primo oppositore. La "cosa" mostruosa che scaturisce da Riis viene in pochi istanti sconfitta, ma Elzar si accorge che qualcosa sta iniziando a gocciolare da Valis. Temendo un nuovo trucco del Nemico, Valis inizia a correre verso l'uscita della grotta. Nel frattempo Veon emana così tanta luce che le pareti della grotta iniziano a sgretolarsi lentamente, formando delle piccole isole in mezzo alla luce. Nella fuga disperata, Elzar perde la
presa sulla mano di Isawien Ember, che cade nella luce, davanti ai suoi occhi.

Usciti dalla grotta, il gruppo scopre che la gigantesca isola, per via della magia di Veon, é circondata da un enorme muro di roccia, come a volerla separare dal resto del paradiso. Valis continua a gocciolare
questa sostanza nera ed appiccicosa ed una voce, quella del nemico, gli ricorda che lui non é altro che un piccolo mago arrogante, come lo é stato Veon molti secoli prima. Elzar ed Eirin incuriositi dai rumori della battaglia che si svolge sull'isola volante non si danno per vinti e decidono di dare un'occhiata, mentre il resto del gruppo decide di andarsene dal paradiso. Elzar ed Eirin dopo alcuni tentantivi maldresti scoprono che la
battaglia interminabile che si sta svolgendo tra elfi di vari casati coinvolge anche una loro conoscenza: Riis! Decidono di recuperare il loro vero amico e portarlo con loro fuori dal paradiso.

Nel frattempo nella grotta la situazione con Valis sta peggiorando: Veon vuole bloccare tutti, nemico compreso, in quella parte del suo paradiso, così da evitare che il nemico possa corrompere il resto
della sua creazione. Per fare questo Veon blocca Valis con un'ancora dimensionale nel suo paradiso. L'incantesimo blocca l'elfo, che non può tornare su Crypto. Disperato Valis medita il suicidio, ma quando
arriva il suo vero fratello accade l'incredibile: Riis decide di uccidere Valis, per porre fine alla corruzione del nemico, usando spina frantumante. Valis cade velocemente sotto i colpi dei fratelli e
riappare come fantasma: il suo corpo diventa una "fontana" di corruzione. Il gruppo alla fine si getta nel laghetto e si trova magicamente accanto ad un cristallo di Veon.. quello di Kelmera!

Prima ancora di guardare nella città, il gruppo realizza che i due fratelli Valis e Riis, sono cambiati: ora sono fantasmi!

Kalis é deciso a non nascondere di più quella che non é una maledizione, ma il futuro degli elfi. Elzar si tiene con forza il capo, perché continua a sentire la voce di Isawien nela sua testa. Eirin, istintivamnete, incocca una freccia…

26. Arrivati a Kelmera, si consuma lo scontro finale tra Eirin e Riis

Arrivato a Kelmera il gruppo scopre in poco tempo che Kelmera si é salvata dall'attacco degli Yuan-ti, a seguito dell'arrivo di truppe dal nord e dalla città elfica di Fane.
Eilewin ha un lungo discorso con Kalis, per fargli capire che non può mostrare la sua natura di elfo mostruoso, ma Kalis non cede. Oramai é convinto di potersi mostrare per quello che é, senza maschere. Nel mentre Valis parla col fratello redivivo e gli dice che loro padre é ancora in vita.
Il conflitto scoppia nel gruppo quando Eilwein ricorda a Riis la verità sulla sua morte: l'elfo Lothimas gli ha dato il colpo mortale, ma Eirin ha partecipato al combattimento, dicendo tra l'altro "se non ti vendicherai tu, ci penserò io ad Eirin".
Alla fine della discussione del gruppo, con alle spalle il cristallo rosso splendente di Kelmera, vengono raggiunti da dei chierici di Veon e dal nuovo grande sacerdote, Rarand. Riis scopre che i chierici non vedono ne lui ne Valis e per questo decide possedere il corpo di Eirin, facendolo cadere a terra.
Il gruppo scopre che la stalagmine principale di Kelmera, sede del tempio interno e di quello pubblico, ospita tutta la popolazione ancora in vita di Kelmera. L'attacco degli Yuan-ti ha lasciato dietro di se numerose bestie magiche (Remoraz, Othiugh) e solo alle guardie del Lothe ai chierici é permesso muoversi liberamente nella città elfica.
Chiamato dai chierici, arriva Hyrluind Tuljie con Narveen, Lothe di Kelmera. Col suo modo sbrigativo, cerca di capire che cosa é successo al gruppo durante l'assenza e quando capisce da Elzar che hanno conosciuto Vargas, spiega che assolutamente non si devono fidare dell'elfo rinnegato, che li userà e poi li getterà via. Rende noto al gruppo che Luthia, la capitale degli elfi, é caduta in mano agli Yuan-ti ed il relativo cristallo di Veon é stato distrutto.
Scoprendo che Riis e Valis sono due fantasmi, fa con loro un patto: gli darà un corpo da usare, in cambio dei loro servigi: visto che possono muoversi liberamente per Kelmera, faranno rapporto della situazione con le bestie magiche.
Una nuova stranezza stupisce il gruppo. Vi sono alcuni individui che Riis e Valis vedono circodati da una grande luminosità, prima un elfo di nome Legodith (un semplice messo). Valis ricorda che una simile luminosità l'aveva già vista in passato, su un nano. La stessa luminosità, per un certo periodo la ha anche Elzar.
Eirin scopre che tra i rifugiati di Kelmera ci sono anche i nani Zoltar, Eiberin, Steinhard.
La situazione tra Eirin e Riis precipita e tutto si risolve con un duello, al quale ha la peggio Riis, che scompare nel nulla.
Il gruppo decide di cercare Vargas Ember, per avere finalmente delle risposte.

27. Viene svelato il contatto di Vargas a Kelmera

Eirin decide di andare a cercare aiuto contro Eilewin ed inizia a parlare con Narveen, che sta arringando la folla, declamando il suo coraggio in occasione dell'attacco degli yuan-ti. Narveen conferma quanto detto da Irlwin, ovvero che di Vargas non ci si può fidare.
Ritornato dal gruppo, Elzar spiega la sua idea: utilizzare la mostruosità (per gli altri) di Kalis per attirare l'attenzione degli elfi rinnegati e farsi così portare da Vargas. In pochi istanti il piano ha successo, quando una giovane elfa spaventata vede il mostruoso elfo Kalis. Le guardie arrivano poco dopo ed intimano al gruppo la resa. Nylan fa chiamare Jolim che porta il gruppo in una stanza, dove cerca di capire che cosa sta succedendo. Eilewin riesce ad esasperare il sempre calmo Jolim e quando Elzar lo minaccia, scatta lo scontro con le guardie, durante il quale Kalis scompare (sul soffitto). Nylan dichiara apertamente che il gruppo parteggia per gli elfi rinnegati e per questo vengono portati nelle segrete di Kelmera.
Valis come fantasma inizia a vagare nella stalagmite e ruba a Narveen un mantello magico, sperando così rivelare la sua presenza.
Nel frattempo Elzar si fa dire da Isawien come rintracciare il contatto di Kelmera di Vargas Ember: si tratta di Alhandra Tulje, l'elfa che gestisce il Caledrone di giada!
La sorte del gruppo sembra segnata, quando la porta della cella si apre: é Kalis, che li salva e gli rida l'equipaggiamento, lasciando dietro di se tre cadaveri di guardie di Kelmera.
Nel frattempo Nylan spiega la situazione al Lothe ed insieme vanno nelle segrete: scoperto il massacro e la scomparsa del gruppo, il Lothe intima al gruppo di non farsi più rivedere a Kelmera, pena l'arresto o la morte.
Valis trova il gruppo e fa arrivare da loro Nylan: gli elfi hanno un teso discorso con Alhandra , finché Elzar non pronuncia la frase che identifica gli elfi rinnegati di Vargas, "Vargas Morgulis".
Alhandra indica loro un passggio magico, tramite il quale possono raggiungere uno dei nascondiglio di Vargas: utilizzato il prodigio magico, il gruppo ha uno scontro violento ed inatteso con una creatura magica, un Marut, posto a difeso del nascondiglio di Vargas Ember.
Utilizzando la frase di riconoscimento, il gruppo riesce ad entrare nella base dell'elfo, il capo degli elfi rinnegati.

28. La richiesta di Vargas

Il gruppo arriva finalmente al cospetto di Vargas Ember, che spiega il suo piano. Tramite luso della Prima Roccia un potente artefatto magico é possibile spodestare il Crypto. Vargas spiega che in tutti questi anni é riuscito a scappare all'ira del nemico grazie alla Lente dell'illusione, un altro artefatto magico che riesce a spostare l'attenzione del demiurgo su un soggetto diverso dal possessore della lente.
Incalzato da Nylan, Vargas spiega che parte del suo piano é fare in modo che i poteri divini tornino ai chierici di Veon, perché senza di essi gli elfi sono inermi contro le altre razze.
Vargas spiega che lui ha un candidato futuro demiurgo che pensi alla "sopravvivenza degli elfi", ed é il patriarca dei Gorge.
Molti dei discorsi di Vargas non tornano al gruppo che torna a Kelmera con più domande che risposte.
Nylan decide che l'origine di tutto é Lolindir, l'unico che può spiegare perché il Nemico abbia fatto in modo che Veon sia alla fine delle loro azioni, liberato.
Il gruppo decide quindi di andare a Fane, aiutato da Narveen, il cui incantesimo di teletrasporto da ancora problemi. Il gruppo é separato brevemente, ma poi si ritrova a Fane, deciso ad andare avanti.

29. La trappola di Lolindir

Con la guida di Kalis, il gruppo si muove nei cunicoli sotto Fane. Riis possiede grazie ai suoi poteri di fantasma un paladino (Illinde di Fane) e guida il gruppo all'esplorazione dei sotteranei.
Nel tragitto il gruppo si inbatte in un ladruncolo, un giovane elfo che viene spaventato a morte da Eilewin. Il bambino riesce a scappare , mentre il gruppo continua l'esplorazione dei sotterranei.
Negli stessi é nascosto il laboratorio di un mago ed alchimista, forse Lolindir. Rrima di poter fare nessuna domanda, Riis inizia a distruggere tutto e grazie allo scontro che ne deriva, in poco tempo il gruppo é circondato dalle fiamme e dal fumo. Elzar scopre che c'è un vero e proprio "clone" di Lolindir, ma senza volontà, lasciato davanti ad una statua del Crypto. Il gruppo si salva da una fine orribile per pura fortuna e giunti in salvo, grazie ad un inaspettato Nylan che riacquista i poteri, riesce a scoprire il palazzo di Fane, dove si nasconde Lolindir.

30. La scomoda verità

Il gruppo decide di tornare a Fane, ma scopre che il ladruncolo bambino ha chiamato aiuto ed un contingente di paladini é pronto ad arrestarli. Nella tensione Valis coi suoi poteri da fantasma fa fuggire terrorizzati i paladni e Nylan con un comando riesce a far fuggire gli altri paladini.
Un primo terremoto si avverte a Fane, mentre Nylan grazie ad occhio magico stabilisce che nell'edificio visto nella mente del clone si trova effettivamente un elfo con l'aspetto di Lolindir.
Il gruppo cerca di elaborare un piano, ma nel bel mezzo dell'esecuzione Fane é attaccata dall'esercito degli Yuan-ti. Il panico esplode in città, quando Spezza Anime, così come a Luthia, fa la sua comparsa. Il gruppo sa che é un'illusione magica, ma il resto della popolazione inizia a fuggire nel mezzo del caos.
Il gruppo irrompe quindi nella dimora di Lolindir e combatte con due guardie Yuan-ti e l'elfo. In poco tempo, nonostante i poteri del mago, i nemici vengono sconfitti. Lolindir é sicuro di se, tanto da esclamare "Io servo un padrone che unirà tutti gli esseri in uno" e alle domande sempre più pressanti del gruppo dice "Tutto questo é la mia opera d'arte più grande".
Non avendo le risposte che cerca e dopo aver rubato gli incartamenti del mago, Kalis decide di torturarlo, lentamente. La tortura causa il disgusto del gruppo, ma Kalis mantiene la parola e lo lascia in vita, togliendogli anche un occhio, in ricordo di quanto successo in passato (vedi L'occhio di giada.
Nylan decide di avere pietà di Lolindir e con una lama di luce gli mozza la testa. Nonostante i poteri del chierico di Veon funzionino in modo imprevedibile, il gruppo riesce a porre, tramite l'incantesimo parlare con i morti, le seguenti domande alla loro nemesi:

  • Qual'è il punto debole del Re mago ? La sete di potere
  • Dove si trova la Prima Roccia ? Non lo so
  • Di cosa ha paura il Re mago ? Di essere diventato pazzo
  • Avete liberato Veon per invadere il paradiso ? No
  • Perché avete attaccato il paradiso di Veon ? Perché é una menzogna

31. Il mago yuan-ti

Mentre la città di Fane é stretta d'assedio, il gruppo si muove verso la torre dei maghi, per cercare il loro aiuto. Visto che l'entrata della torre é protetta da delle armature magiche e da una barriera magica che impedisce a Valis e Riis, fantasmi di entrare, Elzar decide di tentare la scalata alla torre e riesce con arguzia a farsi aiutare da un mago all'interno e far entrare i suoi compagni
Nel frattempo Riis, spazientito, decide di volare verso il Cristallo di Veon di Fane e dopo aver ingaggiato battaglia con le guardie al cristallo, lo colpisce con Spina Frantumante: al cristallo non succede nulla e Riis, deluso torna dai suoi compagni.
Nel frattempo Elzar scopre che nascosto tra i maghi di Fane c'è uno yuan-ti mago. Spinti a parlare, i maghi dicono che lo Yuan-ti, che si fa chiamare Hashtal, vuole fermare il nemico che ha reso schiavo il suo popolo e lo conduce in una guerra senza senso contro gli elfi.
Nylan é molto sospettoso nei confronti dello yuan-ti, ma il gruppo arriva ad un patto coi maghi: se il gruppo recupererà dagli oggetti lasciati nel paradiso di Veon il cristallo col loro arcimago, loro li aiuteranno contro il Nemico.
Hashtal si propone per effettuare un incantesimo che possa aprire un varco verso il paradiso di Veon, ma per fare questo deve arrivare al cristallo stesso…

32. Riflessi

Un gigantesco masso lanciato dagli assedianti colpisce la cupola che protegge il cristallo di Veon e lo lascia momentaneamente senza guardia. Il gruppo decide quindi di muoversi verso il cristallo, ma alle porte del tempio vi sono un gran numero di sfollati, feriti e disperati che vengono a stento trattenuti dai paladini di Veon.
Riis, aiutato da Kalis ed Elzar, attira la loro attenzione, mentre il resto del gruppo si muove verso il cristallo. Dallo scontro che ne risulta la folla in parte scappa terrorizzata alla vista di Riis e Kalis, dall'altra parte é affascinata dallo scontro tra i mostri ed i paladini di Veon, guidati dall'elfo Lotyde.
Arrivati quindi al cospetto del cristallo di Veon, Hashtal recita il rituale e prima di svanire, il gruppo vede una serie di riflessi all'interno del cristallo stesso..
Valis: dal suo riflesso si espande un'ombra nera e minacciosa
Riis: il suo riflesso é quello di un grande guerriero, molto muscoloso
Elzar: l'elfo sta portando delle borse con molti tesori
Kalis: il suo riflesso non ha forma, perché continua a mutare
Eilewyin: dalla sua forma sgorga del sangue, però non da ferite sue
Eirin: l'elfo é pugnalato a morte da mille pugnali nella schiena

I riflessi scompaiono, ed il gruppo si trova a galleggiare nella luce del paradiso di Veon. All'orizzonte, molto lontano, si staglia una gigantesca sfera di roccia, dove il gruppo pensa si trovi Veon, assieme al Nemico, laddove erano rimasti dopo la loro ultima visita al paradiso di Veon.
Nylan riesce ad entrare in comunione con la sua divinità e scopre che Veon ha bisogno del maggior numero possibile di adoratori di Mend, la falsa divinità del paradiso, per riuscire a combattere contro il Nemico…

33. Il vero Mend

Dopo essere arrivati nel paradiso di Veon, Elzar si concentra e riesce a ricordare le fattezze di Mend, un potente elfo (divinità?) a cui il gruppo ha visto che in passato é stato dedicato un tempio nel luogo dove ora si trovano.
Hashtal grazie all'aiuto di Elzar comprende che nel paradiso si può materializzare quello che si vuole, semplicemente concentrandosi e materializza una enorme roccia. Elzar dopo poco lo imita e crea due soma. Preso da un'insolita voglia di sperimentare, prima che il gruppo lo possa fermare, Elzar decide di creare Mend. L'elfo così creato é convinto di essere una divinità ed esige che tutti si inginocchino al suo cospetto. Riis per primo lo irride, e finisce sprofondato nella roccia. Visto questo tutti si inginocchiano tranne Valis, Nylan, Eilewin e Riis.
Mend fomentato da Elzar decide quindi di muoversi verso la sfera che contiene Veon ed il nemico: Riis non ci sta e si immagina gigantesco e diventa di taglia colossale e con una enorme spada colpisce Mend, assieme ad Eirin e Valis che lo stavano inseguendo. Il colpo però non uccide gli elfi, ma li sposta solamente.
Nel frattempo Nylan, Kalis e Hashtal si muovono verso la città degli elfi morti, dove Hashtal ha in mente di creare un "generale" degli yuan-ti, in grado di controllare le menti degli elfi e così aiutare Veon.
Nylan é molto scettico e decide di prendere tempo. Cambia le sue fattezze in quelle di Veon, raduna una folla e la fa salire su una barca, portandola verso la sfera.
Valis decide nel frattempo di attaccare Mend con un fulmine ed il suo potente incantesimo lo fa in mille pezzi. Eilewin, sempre più preso dalla follia, decide di far crescere una deforme foresta di piante sulla sfera ed inizia a prendersene cura.
L'arca coi seguaci di Mend arriva fino alla sfera, che si apre come a volerla inghiottire, mentre Riis, Eilewin ed Elzar decidono di rimanere fuori.
Nylan si accorge, all'ultimo, che Hashtal non é li con loro.

34. La scelta

Valis, Nylan, Kalis ed Eirin seguono l'arca all'interno della sfera, dove si stanno dando battaglia Veon ed il demiurgo. L'arca appena superata la soglia si blocca e la sfera di roccia si chiudo immediatamente dietro di essa. L'interno della sfera é un caleidoscopio di luci ed ombre, che lascia stupefatti i circa duecento elfi che sono sull'arca.
Nylan cerca di convincere i fedeli di Mend che essi sono qui per una prova del loro dio, ma senza successo.
valis, Nylan ed Eirin decidono quindi di muoversi verso l'il centro della sfera, dove si trova una grande roccia, simile ad un isola, ma fatta di mille crepe, tanto da rassomigliare più ad un insieme di piccole rocce che una sola isola.
Sull'isola si sta svolgendo una battaglia tra degli esseri fatti di melma nera, vagamente rassomiglianti a degli Yuan-ti e degli esseri fatti di luce, simili a degli elfi.
Nylan mentre si avvicina all'isola decide di lanciare l'incantesimo di luce sul suo scudo, ma la vicinanza a Veon rende l'incantesimo così potente da attirare alcune delle creature di melma verso i tre elfi. La battaglia tra il gruppo e gli esseri é feroce e rapida, grazie ai potenti incantesimi di Valis e alle frecce di Eirin. In poco tempo gli esseri si riducono in polvere, che sventuratamente viene "respirata" (benché nel paradiso di Veon non si respiri) da Valis.

Flashback: Valis si trova in una tenda da solo, con uno sciamando Yuan-ti, nei pressi di Luthia. Valis fa un patto col Nemico, facendosi ferire da un coltello rituale, dona il suo sangue ed il suo corpo al Nemico, pur di avere il fratello, Riis, riportato in vita

Il gruppo dopo la breve battaglia si reca all'interno della grotta, dove trova, immobili, Veon ed il Nemico (che ha preso possesso del corpo di Valis), intenti in una battaglia magica di così grande potenza da non poter essere percepita.
Nylan riceve un messaggio di Veon "fidati di me" e gli comunica che i fedeli di Mend devono "creare" Mend, all'interno dalla sfera, così da riuscire a sbilanciare lo scontro.
Valis, al contrario, riceve un comando a cui non riesce a resistere da parte del demiurgo: deve andare dai fedeli di Mend e dirgli la verità "di a quelle anime che gli dei non esistono, esisto solo io, il demiurgo"
Nylan e Valis si dirigono a grande velocità verso l'arca, mentre Kalis ed Eirin decidono di sottrarre il cristallo con l'arcimago di Fane dallo zaino del corpo di Valis. Eirin distrae il nemico, colpendolo con delle frecce prima, poi mettendosi tra il nemico e Veon, ma le sue azioni non sembrano mutare l'atteggiamento del demiurgo. Le azioni di Eirin hanno però successo, perché Kalis riesce nel suo intento di rubare il cristallo.

Nel frattempo gli elfi sull'arca sono stupefatti dal ritorno di Nylan e Valis e dopo una lunga discussione, Nylan ha la meglio, facendo immaginare ad un grande numero di elfi Mend, che appare tra di loro e subito esige che tutti si inginocchino al suo cospetto…

35. La bilancia spezzata

Nylan intuisce dopo lo scontro verbale con Valis che c'è qualcosa che non é va ed esegue uno scacciare sul compagno, per liberarlo dalla possessione del Nemico, ma il potere che gli deriva da Veon é così potente da far fuggire Valis stesso.
Nel fratttempo Mend manda la massa dei suoi adoratori, che pare controllare come dei burattini, contro Valis, reo di non essersi inchinato al suo cospetto.
Nel frattempo fuori dalla sfera di roccia, Eilewin brucia le piante che lui stesso ha creato sulla superficie. Assieme ad Elzar, Riis, si allarmano quando un grande numero di elfi, forse migliaia o più, si avvicinano alla sfera, guidati da una mostruosa creatura, creata da Hashtal, il mago Yuan-ti.
Dentro la sfera Mend pare essere senza pari: con un potente incantesimo disintegra Eilewin ed Eirin, danto al tempo a Nylan di avvertire Veon.
Ma il potente mago ha già vinto contro il Nemico e lo ha scacciato dal suo paradiso. Quando poi vede arrivare Mend, con la semplice volontà, proclamando "Tu non esisti", lo fa scomparire.
Veon ricrea Eirin ed Eilewin ed inizia a parlare col gruppo, quando si accorge che qualcosa é successo: Mend non é stato distrutto.. ma é andato su Crypto!
L'incantesimo pronunciato da Hashtal finisce poco dopo ed il gruppo si ritrova a Fane, a fronteggiare l'invasione degli Yuan-ti e dei loro alleati.
Sopra Fane però appare anche Mend, che lanciando fulmini decide di difendere gli elfi che stavano per essere annientati.
Il gruppo ne approfitta per tornare da maghi di Fane e per fare il punto sulla prossima mossa…

Salvo diversa indicazione, il contenuto di questa pagina è sotto licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 License