Mordighiaccio

Il giovane Hyrluind Tuljie viene inviato dal proprio casato a recuperare una leggendaria spada, Mordighiaccio, come prova della propria preparazione militare e fedeltà al casato; nell'impresa viene affiancato da due mercenari nani, il veterano Notarius Kestelbach e Ulfgard del clan Brwukzx. Una volta recuperata la spada da un antico insediamento elfi devastato dai guerrieri formian, i tre decidono di riposare.

Hyrluind desidera parlare con i suoi compagni, dichiarando di non conoscerli affatto; si fanno considerazioni e confronti sull'edilizia degli elfi, che costruiscono castelli di pietra nelle caverne più grandi a differenza dei nani, che scavano le loro città nella roccia; dal dialogo emerge la posizione di diprezzo del giovane condottiero elfo nei confronti del suo re, Lyra Mangeor, detto Re-Mago; il giovane Tuljie ne disprezza i metodi di terrore, mentre i nani sono preoccupati dal numero sempre crescente di bestie magiche che popolano le caverne di Fela, esperimenti magici degli elfi. Notarius, il nano più vecchio, è incuriosito al riguardo; stima Hyrluind per averli guidati con prudenza, ponendo attenzione alle loro vite. Ulfgard si dichiara desideroso di ricevere la ricompensa per il suo servizio, e invita i compagni a fare attenzione. Hyrluind osserva l'oggetto recuperato con tanta fatica, da cui è attratto, ma la sua volontà vince la sua curiosità e si addormenta.

Il giorno successivo, i tre raggiungono un lago dalle acque scure: la caverna che lo ospita è talmente grande da togliere il fiato; inquietati dal lago e da ciò che potrebbe nascondere - forse una città yuan-ti - i tre decidono di allungare il passo. Più avanti, sulla riva del lago, sorge un piccolo tempio dedicato a Veon, immerso tuttavia nell'oscurità. Qui, i nani scoprono che Hyrluind ha convocato un mago degli elfi, perché identifichi la spada: il mago si presenta come Naldur della città di Fane. Naldur inizia un rituale di identificazione, e circonda sé stesso di una barriera per non essere disturbato. Hyrluind e i due nani sentono un improvviso rombo sordo dentro le loro teste. I tre attendono sulle spine, lo sguardo fisso verso il lago.

Poi, accade l'inverosimile: dalle acque del lago, emerge una creatura gigantesca, sproporzionata, grande come nient'altro che i tre abbiano mai visto. La creatura è estremamente lenta, anche se le acque ribollono intorno ad essa, come se dentro il lago ci fosse una grande attività in corso: il mostro si dirige verso i nostri. I mercenari fanno per lasciare il campo; Notarius suggerisce a Hyrluind di andarsene, ma l'elfo decide di non poter abbandonare il mago durante il rituale, poiché egli non è in grado di sentire né vedere ciò che accade intorno a sé. Hyrluind inizia a gridare per svegliare il mago, che alla fine solleva gli occhi perché l'incantesimo è terminato. Naldur, accortosi della presenza del mostro, fugge terrorizzato e poi scompare con un incantesimo, dopo aver lasciato a Hyrluind le sue ultime parole: "Usala".

Hyrluind, impotente di fronte alla creatura, si dirige verso la sponda, pronuncia le parole di attivazione e immerge la spada nell'acqua: in un istante, le acque si ghiacciano a vista d'occhio e ghiacciano perfino la colossale creatura. Ulfgard la colpisce ed essa si ritira nelle profondità del lago. I tre, increduli del potere della spada, abbandonano in tutta velocità la caverna.

Durante il riposo, qualche ora dopo, Hyrluind riflette sulla natura del mostro, sui misteri di Fela e sulla caducità delle loro vite nei suoi confronti. Notarius crede fermamente che il mostro sia una creazione dei discepoli del Re-Mago; il vecchio nano pare ossessionato dalle bestie magiche. Hyrluind considera che il Re-Mago sia divenuto folle. Ulfgard, invece, resta in disparte, attratto dal potere di Mordighiaccio, ed inizia a meditare di sottrarla a Hyrluind, considerando che la sua paga è miserevole in confronto al potere della spada. Rivela la sua brama a Notarius, che respinge l'idea senza darvi peso.

Al termine del terzo giorno di viaggio, Ulfgard mette in atto il suo piano durante il suo turno di guardia. Tuttavia, non è abbastanza silenzioso e sveglia Hyrluind, che gli intima di riconsegnargli la spada; il giovane nano si rifiuta di obbedire, pronuncia la parola magica, ma la spada non si attiva, così la infila nella cinta e afferra l'ascia. Poi, Mordighiaccio si risveglia e improvvisamente la gamba di Ulfgard, a contatto con il ferro della lama, si congela e si spezza. Il dolore è insopportabile; Hyrluind gli dice che non avrà la pietà di ucciderlo. Se il nano riuscirà a raggiungere Kelmera, avrà comunque la sua ricompensa. A fatica, aiutato dal riluttante Notarius, Ulfgard riprende il cammino dietro l'elfo.

I tre raggiungono Kelmera, Ulfgard viene curato presso il tempio. I nani ricevono la loro ricompensa, ma Hyrluind gli chiede di non farsi più vedere. Poi, l'elfo cerca l'amico Narveen e gli chiede di porre un sigillo magico sulla spada, per rinchiudere il suo potere, troppo grande; infine, la consegna al tesoriere di Kelmera, Amrod, con la promessa che un giorno sarebbe venuta a riprendersela.

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